Il 29 aprile, Giornata Internazionale della Danza, non è soltanto una ricorrenza celebrativa, ma una soglia simbolica che riporta il mondo coreutico alle proprie origini. La data coincide con la nascita di Jean-Georges Noverre (1727–1810), figura cardine della storia del balletto e tra i suoi più influenti riformatori. Con la sua teoria del “Balletto d’azione”, Noverre scardinò l’impianto rigidamente accademico della danza del suo tempo, restituendo centralità al gesto come veicolo di senso, emozione e narrazione. La danza, nelle sue intenzioni, non doveva più limitarsi all’esibizione formale, ma farsi linguaggio in grado di esprimere emozioni, pensieri e complessità interiori. Questa rivoluzione estetica e concettuale si innesta in un più ampio dibattito culturale settecentesco che, da Charles Batteux in poi, riconosceva alle arti performative una dignità autonoma e pienamente culturale, riallacciandosi idealmente a quella concezione classica dell’arte come forma di conoscenza e rappresentazione del mondo.
È in questa prospettiva – in cui la danza si afferma come linguaggio complesso, identitario e culturale – che, a distanza di secoli, si colloca anche l’esperienza del Balletto di Roma. Fondato nel 1960 da Walter Zappolini e Franca Bartolomei, il Balletto di Roma nasce infatti non soltanto come Compagnia, ma come progetto culturale strutturato, costruito attorno a un’idea di danza come pratica artistica e formativa, destinata a evolversi nel tempo senza perdere il contatto con la propria matrice originaria.
Nel corso dei suoi sessantasei anni di attività, l’istituzione ha attraversato trasformazioni profonde, mantenendo tuttavia saldo il principio di un dialogo continuo tra memoria e contemporaneità. Più che una semplice Compagnia o una Scuola, il Balletto di Roma si configura oggi come un organismo culturale articolato, in cui convivono produzione, formazione e ricerca, e dove la tradizione coreutica non è una semplice conservazione, ma materia viva di reinterpretazione. La sua identità si definisce proprio in questo equilibrio dinamico: da un lato la trasmissione di un sapere consolidato, dall’altro la capacità di rispondere alle evoluzioni del contesto artistico, produttivo e sociale. La memoria, in questo senso, rappresenta uno strumento attivo di progettazione del presente, che genera nuove possibilità espressive senza recidere il legame con la propria storia.
Oggi la Scuola del Balletto di Roma offre un percorso formativo strutturato che comprende la danza classica e contemporanea, corsi di avviamento professionale (CAP) e laboratori con coreografi internazionali. A questo si affianca la “Summer School – La Scuola continua”, esperienza estiva che permette ai giovani danzatori di confrontarsi con maestri e linguaggi differenti in un contesto intensivo di crescita.
Sul piano produttivo, la Compagnia si distingue per la qualità delle sue creazioni e per la capacità di trasmettere il proprio repertorio coreografico, ottenendo nel tempo ampi consensi di pubblico e critica. Le produzioni del Balletto di Roma hanno calcato i più prestigiosi palcoscenici italiani e internazionali; dal 2023 la Compagnia ha realizzato per tre anni consecutivi il China Tour e, qualificata come Impresa culturale e creativa, dal 2024 è riconosciuta come Marchio Storico d’Interesse Nazionale dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oltre a essere membro dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. Con oltre un milione di spettatori negli ultimi venticinque anni, le sue produzioni hanno contribuito a consolidarne la presenza tra i principali punti di riferimento della danza contemporanea.
In questa traiettoria, la Giornata Internazionale della Danza non è soltanto un’occasione per celebrare la disciplina, ma diventa il momento per riconoscere una continuità più profonda e significativa, un filo che attraversa il tempo e lega la rivoluzione di Noverre all’idea, ancora attuale, di una danza come linguaggio pulsante, che si evolve restando fedele alla propria necessità originaria di raccontare l’umano.




