La Direttrice Artistica Francesca Magnini racconta la nascita della nuova produzione Carnaval Vivaldi

A seguito dell’anteprima nazionale di Carnaval Vivaldi, andata in scena il 16 luglio nell’ambito del Festival Civitanova Danza, la Direttrice Artistica del Balletto di Roma, Francesca Magnini, ripercorre il percorso creativo che ha portato alla nascita della nuova produzione. Realizzata nei giorni che hanno preceduto il debutto, questa intervista racconta il lavoro condiviso con la coreografa, i danzatori e le danzatrici, le principali sfide affrontate e le riflessioni che hanno accompagnato la nascita dello spettacolo.

Di seguito, l’intervista a Francesca Magnini realizzata il giorno 15/07/2026

La tua collaborazione con Chiara Ameglio è iniziata nel 2024 grazie alla residenza artistica Prove d’Autore. Guardando a quel percorso, come si è evoluto il vostro rapporto e che cosa ti ha convinta che fosse l’artista giusta a cui affidare una nuova creazione per Balletto di Roma?

Prove d’Autore è un progetto di Anticorpi XL che permette a coreografi indipendenti di misurarsi con grandi compagnie. Per noi è un’occasione per scoprire nuovi linguaggi. Chiara ha lavorato dieci giorni con i nostri danzatori più giovani, di estrazione prevalentemente classica. Oltre alla qualità della coreografia, ci ha colpiti la sua capacità di creare subito una profonda sintonia con il gruppo. Essendo lei stessa una danzatrice attiva, sa cosa significa stare in scena e come trasmettere le proprie idee agli interpreti. Quel rapporto di fiducia reciproca ci ha convinti a proseguire insieme.

Una delle sfide più importanti per una compagnia come Balletto di Roma è trovare un equilibrio tra una solida eredità artistica e un costante dialogo con le nuove voci della coreografia contemporanea. Quando scegliete gli artisti con cui collaborare, che cosa cercate davvero? E in che modo Chiara e Carnaval Vivaldi hanno incarnato questa visione?

Tradizione e innovazione sono l’essenza di Balletto di Roma: abbiamo sessantasei anni di storia, ma cerchiamo sempre nuovi linguaggi. Chiara ha una formazione teatrale e porta nella danza uno sguardo drammaturgico prezioso. Non si trattava solo di creare uno spettacolo, ma di far sperimentare ai danzatori un nuovo modo di stare in scena. La vera sfida di Carnaval Vivaldi è stata preparare il cast ad abitare la dimensione rituale del Carnevale, dove la maschera permette di uscire da sé per indagare la società. È un lavoro di presenza più che di virtuosismo. Inoltre, rispecchia l’oggi: parla di come la tecnologia alieni il corpo, lasciando libero lo spettatore di costruire la propria interpretazione senza una trama precostituita.

Per questa creazione la musica ha rappresentato uno dei punti di partenza fondamentali del processo. Oltre a Vivaldi, quanto è stato importante il dialogo con Luca Salvadori nella costruzione della visione artistica di Carnaval Vivaldi?

È stato fondamentale. La prima fase del lavoro è stata un lungo dialogo tra Chiara e Luca per capire come la musica di Vivaldi potesse essere trasformata e integrata con tessiture sonore adatte Negli spettacoli non prettamente narrativi la musica è determinante: crea il percorso emotivo che guida lo spettatore nell’esperienza. È stato un processo complesso; ricordo che, a tre settimane dal debutto, un danzatore ha detto: «Adesso ho capito chi sono». È stato un momento chiave.

Dal tuo punto di vista, in che modo il lavoro sulle maschere ha influenzato il processo creativo dei danzatori?

In questo spettacolo l’uso della maschera è profondamente simbolico. Copre solo il volto, lasciando visibile il corpo, ma indossarla per tutta la durata dello spettacolo richiede un grande sforzo fisico e tecnico. La sfida principale per i danzatori è stata “abitarla” e interiorizzarla: solo quando l’interprete incarna davvero la maschera, il rito scenico può compiersi.

Come Direttrice Artistica hai seguito da vicino moltissime prove e l’intero processo creativo. C’è stato qualcosa che ti ha colpita in modo particolare del metodo di lavoro e del linguaggio artistico di Chiara?

Innanzitutto il suo essere donna, in un ambito coreografico dove la presenza femminile è ancora ridotta. Ho ritrovato in lei molte delle complessità e delle insicurezze che viviamo noi donne, ma anche una straordinaria precisione e un’attenzione profonda al rapporto umano con i danzatori. Ho amato l’apertura con cui abbiamo parlato di emozioni e di come raggiungere l’anima degli interpreti. Vedere Chiara, a fine percorso, guardare il lavoro e dire felice «È bellissimo» è stato il primo vero successo, ancora prima del debutto.

Infine, ogni nuova produzione lascia un segno nella vita di una compagnia. Guardando alle prossime rappresentazioni, che cosa speri che Carnaval Vivaldi lasci in eredità, non solo al Balletto di Roma, ma anche alle persone che verranno a viverlo?

Sono stata molto curiosa e pronta a stupirmi fin da subito, soprattutto prima dell’anteprima a Civitanova Danza, dove il pubblico era vario e non composto solo da addetti ai lavori. Carnaval Vivaldi è uno spettacolo denso e complesso: costumi, luci e relazioni tra i danzatori creano una forte carica emotiva. Spero che le persone non si limitino a cercarne una spiegazione razionale, ma riescano a sentirlo sulla propria pelle.

 

 

 

Intervista a cura di Stefanie Lang