Nuovo Allestimento 2027
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Note di Regia
Con Io, Don Chisciotte, che ha visto la sua prima rappresentazione al Teatro Rossini di Civitanova Marche nel 2019, Fabrizio Monteverde si è riaffacciato sulla scena contemporanea dopo l’ultimo lavoro realizzato per la storica compagnia romana nel 2014, Il Lago dei Cigni, ovvero il Canto. Affascinato dall’idea di un Don Chisciotte bizzarro, pazzo cavaliere animato dall’idea di combattere per una giusta causa, il coreografo – che svolge, da ormai oltre trent’anni, un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile – ha riportato alla danza quei valori umani e artistici rappresentati da un protagonista che grottescamente contrasta i privilegi, spesso imperscrutabili e ben ovattati, in una società sorda o che fa finta di non sentire.
Nella versione 2026 del romanzo spagnolo di Cervantes il protagonista non smette di incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti: al centro della scena solo i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte – con il suo sguardo strabico sulla realtà – conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo: elemento disturbante e artefice del caos, in fondo ci dimostra che ogni cosa, ogni persona è sempre altro da quello che dice di essere. L’errore è verità e la verità è errore in una società che, soprattutto per un Don Chisciotte poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde, è alla rovescia. Il mondo, del resto – così come la scena – è sempre diverso in base al punto di vista da cui lo guardiamo e la verità si manifesta solo nella libertà di muoversi al suo interno, una libertà incondizionata che testimonia l’inseguimento di un sogno, la ricerca del proprio io bambino, il desiderio infinito di amare.
Io, Don Chisciotte, rappresenta la rivincita del senso “individuale” contro il dominio dell’astratta “universalità” delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di Sancho Panza. Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai “un fine” e neppure “una fine” in senso assoluto, perché in fondo il bello – dice Don Chisciotte – “sta a impazzire senza motivo!”.
Credits
Coreografia, regia, scene
Fabrizio Monteverde
Musiche
Ludwig Minkus e Aa.Vv.
Costumi
Santi Rinciari
Lighting design
Emanuele De Maria








